La Casa del Rumore

Assunta Pasquini

Da qualche tempo mi capita una cosa strana. Entro in casa e, quasi senza pensarci, accendo qualcosa.

·        La televisione.

·        La radio.

·        Una playlist.

Qualunque suono sembra avere il compito di riempire il silenzio. Poi, un giorno, mi sono fermata con la mano sospesa sul telecomando. E mi sono chiesta: perché?

·       Perché questo bisogno continuo di riempire ogni spazio?

·        Perché il silenzio, a volte, ci mette così a disagio?

Forse perché il rumore ci protegge. Ci tiene occupati. Ci distrae. Ci impedisce di sentire quello che si muove dentro.

Viviamo in un mondo che ci insegna a fare.

·        Fare in fretta.

·        Fare bene.

·        Fare di più.

·        Fare comunque.

Così finiamo per riempire anche noi stessi come una casa in cui ogni stanza è diventata un deposito.

·        Ci sono aspettative che abbiamo ereditato senza accorgercene.

·        Parole che qualcuno ha pronunciato su di noi e che continuiamo a ripeterci.

·        Paure che non sappiamo nemmeno quando sono entrate.

·        Sogni che abbiamo dimenticato in fondo a un cassetto.

E poi ci sono oggetti invisibili.

·        I "dovresti"

·        I "non sei abbastanza"

·        I "non è il momento"

·        I "prima pensa agli altri"

Un Overthinking che prende il sopravvento e potere, ci toglie il controllo e diventa il padrone della nostra mente.

Pensieri continui che restano lì per anni, perché quei pensieri si "cementificano" e sono difficili da levigare.

Occupano spazio, perché la mente ha un limite di energia; i pensieri fissi rubano spazio alla serenità e alla concentrazione.

Creano un rumore di fondo costante che distrae e ci impedisce di goderci il momento presente.

E a forza di conviverci, finiamo per credere che quella confusione sia la nostra voce.

Ma non tutto ciò che abita la nostra casa ci appartiene. A volte custodiamo convinzioni che non abbiamo scelto. Abitudini che non ci somigliano. Ruoli cuciti addosso così bene da dimenticare persino come ci si sente senza.

Forse ascoltarsi significa iniziare a fare spazio. Come quando, la notte di Capodanno, allo scoccare della mezzanotte e un minuto, apriamo una finestra e decidiamo di buttare fuori qualcosa che non ci serve più.

C'è un gesto silenzioso che ha la forza di cambiare molte cose. Fermarsi e Sentire. Per distinguere ciò che ci appartiene da ciò che abbiamo semplicemente appreso. Modalità di agire, reagire, scegliere che dirigono la nostra vita.

La tua voce aspetta soltanto che abbassi il volume. E forse, da lì, ricomincia ogni ritorno a casa.